memoria

ABITUDINI E MEMORIA

Le abitudini del passato inducono una memoria: le coccole della mamma, il profumo del caffè, la partita della domenica, i muri scrostati, il ritrovo in piazza, la mattina a scuola, rasarsi alla mattina, il ticchettio dell’orologio a pendolo, il troppo perbenismo,  i pranzi dalla nonna, i pianti in cameretta, le gite con papà,  i sabati al cinema, profumo di donna, le stanze con gli stessi mobili, il libro della sera, il rumore del Ciao, le passeggiate col cane, le sciate con gli amici, le scarpe di cuoio, le serate in discoteca, le foto nei cassetti, gli oggetti sul tavolo, l’eco dei passi, le giornate a disegnare, le chiacchiere fino alle cinque del mattino, il freddo in cantiere, le vecchiette fuori da messa, l’orologio al polso, le muffe sul legno, i risotti della mamma, il suono delle campane, le fantasie ricorrenti, il rumore del treno, una voce amica.

The habits of the past induce a memory : the mother cuddles , the smell of coffee , the game on Sunday , the meeting in the square , in the morning to school , the morning shave , the ticking of the pendulum clock, too much respectability , lunches grandmother , crying in the bedroom , the trips with Dad , Saturday at the cinema , scent of a woman , the rooms with the same furniture , the book of the evening , the sound of Ciao , walks with the dog , ski days with friends, the leather shoes , disco nights , the photos in the drawers , the objects on the table , the echo of footsteps , the days drawing , chatting until five in the morning , the cold in the building site , old ladies out of Mass, the watch , the mold on the wood , the mother’s risotto, the sound of bells , recurring fantasies, the sound of the train, a friendly voice.

 

 

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INDEFINITO

L’indefinito non è:

un’imitazione della natura, un documento storico, una realtà stupefacente, una verità falsata, una merce di scambio,  forme o figure, piacere alla gente, accontentarsi, diventare famosi, produzione di serie, perfezione a tutti i costi, essere al centro, essere rigidi, una messa in scena, una serie di regole, un’immagine perfetta, capire le cose o le persone, esprimere giudizi, sentirsi al centro, una ripetizione, apparire, il valore delle cose.

L’indefinito è:

poesia della mente, espressione della coscienza, intimità dell’essere, leggerezza, sfumature continue, la nebbia d’inverno, nel mondo dei sogni, un salto nel vuoto, il fascino dell’imperfetto, essere ai margini, lasciarsi andare, fare cose senza senso, uscire dalle regole, libertà dell’anima, parlare al vuoto, essere tutto e niente, dare sé stessi al mondo, libertà, oltre le apparenze, un intelletto filosofico, senza prezzo.

The indefinite is not :

an imitation of nature , a historical document , an astonishing fact, a distorted truth , a commodity , shapes or figures , please people , settle , get famous , series production , perfection at all costs , be at the center , be rigid , a fiction, a set of rules , a perfect image , understand things or people , make judgments , to feel at the center , a repeat, appear , the value of things.

The indefinite is:

poetry of the mind , an expression of consciousness , being intimate , lightness , continuous tones , the winter fog , in the dreamland , a leap of faith , the imperfect charm, being on the edge , let go, do things without way , get out of the rules , freedom of the soul , talking to the void , to be all or nothing, give themselves to the world , freedom , beyond appearances , a philosophical intellect , priceless .

 

leggerezza

LEGGEREZZA

Una  lista incompleta con poca grammatica:

con gli occhi verso il cielo, un bicchiere di vino, ascoltare il respiro, i suoni del silenzio, la pioggia sui capelli, galleggiare nel mare,  il telefono spento, il fumo del sigaro, passeggiare all’alba sulla spiaggia, la rugiada sui fiori, il profumo della polvere bagnata dalla pioggia, fotografare i margini,  disegnare i pensieri, materializzare un concetto, guardare la pioggia da una finestra, non alzarsi dal letto se devi, perdersi a Venezia, la nebbia d’inverno, tu e la neve, indossare un orologio fermo, senza scarpe, la magia del respiro, nudo sotto le lenzuola, il bacio di un cane, le nuvole del cielo, i riflessi dell’acqua, l’ombra di un portico, il vento sui capelli, il suono dei passi in un vicolo stretto, a fari spenti di notte, il lino sulla pelle, la musica da solo, il teatro vuoto, il passato di una casa, il pranzo della mamma, profumo di donna, il sale sulla pelle, la fantasia della notte, il ghiaccio che si scioglie, il foglio bianco, le mani dei bambini, lo champagne con le fragole, la lettura a voce alta, il volo di un’aquila, la barba appena rasata, il caffè caldo col ghiaccio, la grondaia rotta, la testa vuota, le crepe sui muri, pensieri casuali, i vetri rotti, l’acqua di una cascata, il talco nelle mani e forse qualcos’altro.

 

An incomplete list with little grammar:

with eyes to the sky, a glass of wine, listen to the breath, the sounds of silence, the rain on the hair, floating in the sea, the phone off, cigar smoke, walking on the beach at dawn, the dew on the flowers, the smell of wet dust from the rain, photographing the edge, drawing the thoughts materialize a concept, watching the rain from a window, do not get out of bed if you have to, to get lost in Venice, the winter fog, you and the snow, wear a stopped clock, without shoes, the magic of breath, naked under the sheets, the kiss of a dog, the clouds of the sky, the reflections of the water, the shade of a porch, the wind on the hair, the sound of footsteps in a narrow alley, with headlights off at night, linen on the skin, the music alone, the empty  theater, the history of a house, Mom’s lunch, scent of a woman, salt on the skin, the fantasy of the night, the ice is melting, the white sheet, the children’s hands, champagne with strawberries, in reading aloud, the flight of an eagle, the face after shaving, hot coffee with ice, the gutter with holes, the empty-headed, cracks on the walls, random thoughts, the broken glass, the water of a waterfall, talc in the hands and perhaps something else.

 

 

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C’ERA UNA VOLTA UN BAMBINO

Lista incompleta di un bambino adulto:

pensare di poter salvare il mondo, credere in Babbo Natale, alzarsi all’alba per partire con papà, ascoltare la radiocronaca delle partite di calcio da una radiolina arancione, giocare con le macchinine, pensare ad una casa sospesa nel cielo, aver paura di perdere i genitori, fotografare il mondo con una Kodak, giocare nel mondo fantastico di una cameretta, leggere Topolino, piangere guardando Bambi, aver paura dell’acqua, costruire una teleferica per  la sorellina, sognare una casa sull’albero, sentirsi un campione indossando la maglia della squadra del cuore, il profumo dei sughi della nonna, l’odore emesso da una barca a motore, la sinfonia dell’acqua sotto una gondola, scoprire come sono fatte le cose dentro, essere il più bravo in matematica ma farsi la pipì addosso in chiesa, accarezzare la sorellina appena nata, raccogliere le conchiglie sulla spiaggia, contare i semi delle ciliegie per capire quante ne hai mangiate, fantasticare ad occhi aperti, gli incubi quando hai la febbre, gli stracci bagnati nei momenti di crisi, le mostre d’arte con troppa gente, le infinite chiese visitate, in camper in giro per l’Europa, i giochi inventati, sul palco dei maghi, innamorato della compagna di banco, tutti i musei, essere un riferimento per gli altri, l’affetto della mamma, nel coro della chiesa facendo finta di cantare, soffrire in gita da solo, gli amici come fratelli, non riuscire ad arrabbiarsi con nessuno, le belle parole e la brutta calligrafia, aspettare Babbo Natale sveglio tutta la notte in silenzio, dormire per terra col cane, la gioia dell’attesa per l’arrivo di papà, guardare il cielo per vedere gli extraterrestri, i piedi freddi dentro agli scarponi da sci, la voglia di diventare grande, la gioia di essere bambino senza saperlo e altro ancora.

 

Incomplete list of an adult child:

to believe in Santa Claus, thinking I can save the world, getting up at dawn to go with Dad, listen to the radio commentary of football matches by an orange radio, playing with toy cars, think of a house suspended in the sky, afraid of losing parents, photographing the world with a Kodak, play in the fantasy world of a small room, reading Topolino, cry watching Bambi, afraid of water, build a cable car to the little sister, dream of a tree house, feeling like a champion wearing the jersey of their favourite team, the scent of Grandma’s sauces, the smell emitted by a motor boat, the water symphony in a gondola, find out how things are done in, be as good at math but taking a pee on him in a church, caressing newborn sister, collect shells on the beach, counting the seeds of the cherries to figure out how many did you eat, fantasize with open eyes, the nightmares when you have a fever, wet rags in times of crisis, too many people to the art exhibition, the endless churches visited, in a camper travelling around Europe, inventing games, on the stage with magicians, in love with my classmate, all the museums, to be a reference for others, Mother’s love, church pretending to sing in the choir, to suffer on a trip alone, friends as brothers, not being able to get angry with anyone, the nice words and bad handwriting, waiting all night for Santa Claus, sleep on the floor with the dog, the joy of waiting for the arrival of Dad, look at the sky to see aliens, cold feet in the ski boots, the desire to be great, the joy of being a child without knowing it, and more.

 

piedi nudi

A PIEDI NUDI SULLA STRADA

Lista incompleta dell’andare a piedi nudi sulla strada:

essere scalzi in un mondo nudo, sentire il caldo ed il freddo della terra, aver male ai piedi sul sentiero di montagna, camminare con attenzione, senso di gratitudine per la sofferenza, sentirsi fragili in una società di forti, passeggiare contando i passi, respirare nelle pause, stringere i denti sul ruvido e sorridere sul soffice, spostarsi dalle consuetudini per sentirsi veri, avere gli occhi addosso della gente che guarda solo il basso dei tuoi piedi sporchi, muoversi con cautela senza protezioni, non avere il vincolo delle scarpe, poter abbinare qualsiasi abito, avere la forza della semplicità, capire gli animali, spiegare a tuo figlio cosa stai facendo, più cammini scalzo più ti senti a tuo agio, avere la coscienza di sé stessi, rendersi conto che un percorso non può essere tutto liscio, capire che forse le cose importanti sono altre, percepire sensazioni mai provate prima, passeggiare capendo che stai facendo un passo dopo l’altro, condividere una situazione, captare il peso del proprio corpo, assaporare ogni attimo dell’esplorare un nuovo posto, forse qualcuno pensa che non sei del tutto normale, capire di essere parte di questa terra e quindi di abitarla, assaporare il piacere del distendersi per terra dopo un tragitto, attraversare una strada con soddisfazione, riconoscere una persona al di là dalle apparenze, comprendere la transumanza, attribuire dei valori alle cose semplici, raccontare una città ai margini, osservare e tacere, scoprire un mondo nuovo, sentirsi soli, smettere di inseguire, lasciare che la vita scorra, assaporare tutto, aprire gli occhi e vedere l’immensità di quello che abbiamo, le dolci sensazioni di un bagno caldo, il bagnato della pioggia, il calore del sole che brucia, ascoltarsi e sentire  la musica dentro, la gioia di tornare a casa.

Incomplete list of going barefoot on the road:

be barefoot in a world naked, feel the heat and cold of the earth, having sore feet on the mountain path, walk carefully, sense of gratitude for suffering, feeling fragile in a strong company, strolling counting steps, breathe during breaks, bite the bullet on the rough and smile on the soft, moving from customs to feel real, to have eyes on the people who only look at the bottom of your dirty feet, move cautiously unprotected, not having the constraint of shoes, you can match any outfit, have the power of simplicity, understanding animals, explain to your child what you are doing, the more you walk barefoot, you feel more at ease, have the consciousness of themselves, realizing that a route can not be all smooth, realize that maybe the important things are others feel sensations never felt before, stroll realizing that you’re taking a step after another, share a situation, pick up the weight of his body, savor every moment of exploring a new place, maybe someone think that you are not completely normal, understand to be part of this land and then to live there, enjoy the pleasure of relaxing on the floor after a journey, to cross a street with satisfaction, recognize a person beyond the appearances, understand the transhumance, the values attributed to the simple things, at a city on the edge, observe and be quiet, discover a new world, to feel alone, stop chasing, let the flowing life, enjoy everything, open your eyes and see the immensity of what we have , the sweet sensations of a hot bath, the rain wet, the heat of the burning sun, listen and feel the music inside, the joy of returning home.

 

periferia

LAVORARE AI MARGINI

Lavorare ai margini non è meno importante che lavorare al centro.

Al centro c’è molto: il successo, la gente, il prestigio, il potere, i soldi, il benessere, gli incontri;  ma il mondo non è fatto solo di centro ma è fatto anche di margini, di confini tra realtà differenti che si incontrano e magari si mescolano.

Sono affascinato dai margini, da tutto ciò che succede ai margini della popolazione, ai margini del potere, ai ai margini della società, ai margini del benessere, ai margini dei paesaggi, ai margini delle città, ai margini dell’uomo.

Esplorare un margine significa scoprire qualcosa che nessuno desidera vedere. Tutti vogliono vedere i centri, che siano essi di città o di paesaggi; quindi centri storici, agglomerati urbani, deserti, foreste, mari. A pochi interessano i margini, quello che succede alle persone che nessuno vuole, quello che accade ai confini.

Invece i margini hanno un fascino, è proprio lì che nascono le cose più belle, è lì che nascono le idee ed i valori veri dell’uomo.

Stare ai margini magari non darà il successo, i soldi, il potere, il benessere, ma Ti cresce dentro, Ti fa sentire di essere uomo sulla terra soprattutto se lo fai senza mostrarti, senza mostrare, restando ai margini.

Quindi immagini soft, non spettacolari, non definite, non perfette ma che parlano di margini, i margini della vita dell’uomo, del suo essere, del suo abitare, del suo divenire.

Immagini che non danno risposte o soluzioni, che non documentano luoghi, fatti o persone ma immagini che creano interrogativi per ritrovare se stessi nel limbo di un confine dove ci possono essere poesia e identità, cultura e pensiero, il pensiero libero di chi è ai margini.

 

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IL METODO BCM

I paesaggi urbani di Andrea Barasciutti aderiscono al movimento Intentional Camera Movement che lascia libero il fotografo di esprimersi artisticamente muovendo la macchina fotografica nel tempo e nello spazio come un artista dell’Action Painting.  Nello specifico Barasciutti ha codificato un suo metodo di  indagine fotografica denominandolo BCM.  Esso è la messa a punto di uno specifico modus operandi  con la macchina fotografica, nato per di catturare gli elementi essenziali posti tra terra e cielo durante le esplorazioni urbane, togliendo all’occhio del pubblico i dettagli architettonici e ambientali , per coglierne solo la trama e la stratigrafia degli elementi costituenti il tessuto urbano.
Esso prescrive una fotografia effettuata con un unico obiettivo avente  una lunghezza focale di 50mm, in quanto ritenuto  l’ottica più vicina alla vista umana. L’operatore sarà quindi costretto a muoversi nell’esplorazione del soggetto per trovare il giusto punto di vista.
L’apparecchio fotografico, previa la messa a fuoco manuale,  andrà appoggiato esclusivamente a terra, che sia essa pietra, cemento, asfalto, erba, sabbia o qualsiasi altro elemento o struttura artificiale o naturale. Si opterà per un tempo tra 1/4 sec. e 1/20 sec. facendo effettuare all’apparecchio, contemporaneamente allo scatto, una rotazione sull’asse fondo-dorso  dal basso verso l’alto con un angolo variabile dai 20° ai 60°. Così facendo la lunghezza focale in senso verticale si amplia tra gli 8 e i 24mm; mentre in senso orizzontale, restringendo il campo di 1/6 per lato, diventerà circa 75mm. Si otterrà così una singolare inquadratura di formato quadrato,  dilatata in senso verticale. L’effetto sarà quello di trascinare verso il cielo luci ed ombre che partono dalla terra o dall’acqua.
Nello sviluppo dell’immagine si interverrà solo sui valori della luminosità, della nitidezza e della saturazione senza nessun altro intervento.

 

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REFLECTIONS – CITTA’ IDEALI

Le città oggi sono il sincretismo di plurimi fattori: urbanistici, sociali, architettonici, sociologici, artistici, antropologici, psicologici ecc. Non è facile per l’uomo cogliere il profondo significato dell’essenza di città come luogo dell’essere e del divenire,come sedimentazione storica della memoria, come luogo dell’agire e dell’abitare. Le esplorazioni fotografiche nei meandri dell’abitare e del vivere con il metodo BCM (Barasciutti Camera Movement)  portano a tratteggiare l’essenza dell’urbanità come base di meditazione sul nostro essere addentrandosi in una città che può essere riconosciuta solo da una introspezione psicologica. Infatti le opere ritraggono una duplice figura della città, una vera ed una finta, una ritratta e l’altra riflessa. Difficile sarà riconoscere quale delle due è quella vera. La composizione dei due aspetti, verità e finzione, portano alla costruzione di una città ideale, immaginaria, che non esiste nella sua completezza, ma esiste in una sua metà. Il gioco conduce  ad un’ulteriore meditazione sulla realtà e sulla finzione in una vita divisa tra vissuto e virtuale.

 

abitare

ALLA RICERCA DELL’ESSERE NELL’ABITARE

Abitare questo mondo significa essere, esistere, farne parte come uomo che vive, che lavora, che ama, che si muove.
Martin Heidegger sottolineava come il termine antico tedesco per costruire, buan, significa abitare. Ciò vuol dire dimorare e soggiornare. Il vecchio termine bauen, legato alla parola bin(essere) ci dice che l’uomo è in quanto abita. Basti pensare anche al verbo inglese to be che vuol dire essere, ma anche abitare: I’m from Venice, ad esempio ci indica il nostro luogo di provenienza, dove abitiamo.
L’uomo non riesce a sopravvivere senza la sua casa, senza il riparo, senza i luoghi del lavoro e della socializzazione. La casa e la città sono i luoghi ed i paesaggi costruiti dall’uomo per l’uomo, sono le radici della propria civiltà, sono brani di vita, sono i segni della storia, sono le tracce di un esistere che si evolve partendo da lontano.
La città è la più alta espressione dell’essere uomini sulla terra.
Quindi, guardando il costruito della città, l’uomo potrebbe vedere sé stesso, scoprire la propria identità perduta nell’era della globalizzazione.
L’uomo contemporaneo si muove nel suo costruito, nelle città, distratto ed imbrigliato dalla rete delle informazioni e delle comunicazioni ed accattivato dalle strutture globalizzate, sempre uguali in ogni parte del mondo (catene di distribuzione e marchi globalizzati). L’uomo è abbagliato dall’eccesso di  immagini sempre definite e spettacolari, , immaginifiche ed immaginarie, da eventi sempre programmati, da itinerari sempre obbligati; così, senza rendersene conto, ha perso la propria libertà e, soprattutto la propria identità.
In questo mondo saturo di immagini e di messaggi in cui si rafforzano le grandi reti multinazionali, si spera di trovare una via d’uscita nel pensiero utopico, magari in quello di un mondo senza frontiere e globale, senza capire che la frontiera non è un muro che vieta un passaggio, ma una soglia che invita al passaggio nel rispetto delle altrui differenze, e senza comprendere che il colore globale cancella il colore locale portatore di memoria e di cultura.
Come dice Marc Augé, viviamo in un mondo che non abbiamo ancora imaparato ad osservare, abbiamo bisogno di reimparare a guardare lo spazio.
L’uomo, per acquisire la sua libertà, dovrà ritrovare la sua identità, il suo essere uomo nato in una parte della terra e portatore di cultura ed idee proprie.
Per fare questo dovrà fare un processo di introspezione che può essere stimolato immagini astratte ed indefinite prive di spettacolarità e di lucentezza, quelle immagini tratte dalle radici dell’abitare, ovvero di ciò che l’uomo ha costruito e che oggi guarda senza vedere e dove si muove e vive senza percepire stimoli ontologici.
Queste saranno le immagini della ripartenza e fonte di meditazione, le “Urbanità Fuggenti” che stimoleranno una ricerca nella memoria soggettiva dello spettatore che sarà trascinato nel percorso interiore di essere uomo con una propria identità.
Alla base starà la volontà della ricerca, quindi del voler vedere, di voler scoprire la propria identità, di voler essere uomo del proprio tempo, di voler vivere ed agire in autonomia di pensiero; onde per cui determinante sarà l’azione con la quale si sentirà protagonista, quell’azione, anche semplice, che porterà a scoprire le immagini dietro un pannello da muovere o dentro un libro da aprire.

 

 

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L’ARTISTA NON SONO IO

L’artista non sono io, ma sei tu che guardi e che modifichi l’opera, sei tu che vivi la tua vita con tutti i cinque sensi, sei tu che ami o che odi, sei tu che soffri, sei tu che lotti per gli altri e per te stesso, sei tu che sei energia e pensiero, sei tu che sei ricco dentro.
Ho abbandonato tutto, il mio io, la mia storia, i miei colori, i miei disegni, per dedicarmi a te che guardi, in cerca di un appiglio che non ti posso dare, perché l’artista sei tu, sei tu l’artefice del tuo essere e del tuo divenire.
La grande bellezza la troverai solo dentro di te.
La natura non si può né copiare, né imitare, è bella in quanto tale ed inimitabile, non posso trarre spunto da essa.
Il colore abbaglia ed acceca, può falsare le cose, devia gli occhi e la mente dalla percezione profonda della realtà.
Ho deciso di lavorare per l’uomo con i materiali fatti dall’uomo ricercando l’essenza dell’essere e del divenire che sarà materia, luce ed ombra, vincolo e movimento.